Negli ultimi giorni la cronaca locale è tornata a parlare di infortuni gravi e mortali nel nostro territorio. È un tema che scuote, ma per le imprese la domanda vera è operativa: stiamo leggendo correttamente il fenomeno? E soprattutto: quali azioni concrete riducono davvero il rischio di eventi gravi?
Per rispondere in modo serio bisogna partire dai numeri, con un’attenzione fondamentale: non tutti i “dati” misurano la stessa cosa.
1) I numeri chiave nel Padovano (gennaio–novembre 2025)
Nel periodo gennaio–novembre 2025, in provincia di Padova risultano:
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- 13.052 denunce complessive di infortunio sul lavoro
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- 18 denunce di infortunio con esito mortale
A livello regionale, nel medesimo periodo, il Veneto registra:
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- 66.396 denunce complessive di infortunio
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- 104 denunce di infortunio con esito mortale
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- con una componente significativa legata agli eventi “in itinere” (tragitto casa–lavoro), distinta dagli eventi “in occasione di lavoro” (accaduti durante l’attività lavorativa).
Denunce = fotografia utile, ma non “sentenza definitiva”
Questi numeri sono preziosi perché consentono di leggere l’andamento in tempi rapidi. Però vanno interpretati correttamente:
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- sono denunce (quindi possono subire aggiornamenti, verifiche e riclassificazioni);
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- distinguono tra in occasione di lavoro e in itinere, che richiedono strategie preventive molto diverse;
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- dipendono da definizioni e criteri statistici (ad esempio per “luogo di accadimento” e tempi amministrativi).
Questa precisazione è cruciale per evitare confusione tra conteggi diversi (ad esempio quelli basati su indagini e accertamenti territoriali) e per impostare interventi coerenti.
2) Cosa sta succedendo davvero: le dinamiche che tornano (e perché)
La cronaca degli ultimi mesi nel territorio padovano mette in evidenza dinamiche ricorrenti che, nelle aziende, ritroviamo spesso come “punti ciechi”:
A) Schiacciamenti e intrappolamenti (movimentazione, macchine, manutenzione)
Eventi gravi avvengono durante:
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- manovre con mezzi di movimentazione (muletto, compattatori, camion con attrezzature);
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- interventi su macchine (presse, organi in movimento);
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- attività di manutenzione “rapida” o non standard.
Perché accade: routine, fretta, interferenze, protezioni rimosse/aggirate, energia non isolata, procedure non applicate quando “sembra un attimo”.
B) Cadute dall’alto (tetti, piattaforme, scale, accessi improvvisati)
Le cadute non avvengono solo nei grandi cantieri: spesso si verificano in lavori “ordinari” dove si sottovalutano:
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- accessi e percorsi sicuri,
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- protezioni collettive,
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- ancoraggi e DPI anticaduta,
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- controllo e vigilanza sul comportamento reale.
Perché accade: “lo faccio da sempre”, attrezzature non idonee, mancanza di un preposto realmente presente.
C) Scavi e cedimenti (tubazioni, sottoservizi, manutenzioni)
Gli scavi restano tra le attività più a rischio quando mancano:
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- armature/contrasti,
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- verifiche giornaliere delle condizioni del terreno,
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- gestione dell’acqua/meteo,
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- disciplina sugli accessi e sull’area.
Perché accade: lo scavo viene trattato come attività semplice e veloce, mentre richiede misure tecniche e controllo costante.
D) Rischio elettrico (linee, prossimità, lavori non pianificati)
Gli incidenti più gravi nascono spesso da:
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- mancata gestione delle distanze di sicurezza,
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- mancanza di permessi di lavoro e coordinamento,
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- assenza di segregazione/identificazione del pericolo,
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- decisioni “al volo” senza stop operativo.
Perché accade: valutazione incompleta, comunicazione insufficiente, ruoli non chiari, pressione sui tempi.
3) Perché “contare” non basta: serve trasformare i dati in controllo operativo
La differenza tra un’azienda che “ha i documenti” e un’azienda che riduce davvero il rischio non sta nella carta: sta nel controllo operativo quotidiano.
Quando succede un evento grave, quasi sempre troviamo una combinazione di fattori:
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- una regola esisteva, ma non era praticabile o non era presidiata;
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- il preposto era formalmente nominato, ma non aveva leve reali (tempo, autorità, strumenti);
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- i rischi erano “conosciuti”, ma non governati nelle interferenze (appalti, terzisti, piazzali, manutenzioni);
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- mancavano segnali anticipatori (near miss, segnalazioni) oppure venivano ignorati.
4) 8 priorità ad alto impatto per le aziende (da applicare subito)
Ecco le azioni che, nella pratica, fanno più differenza nel ridurre infortuni gravi e mortali:
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- Preposto “operativo” e presente: controlli sul campo, regole chiare, potere di fermare il lavoro quando manca una condizione minima di sicurezza.
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- Separazione uomo/mezzo in aree logistiche e produttive: percorsi, barriere, regole di manovra, punti ciechi, velocità, gestione piazzali.
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- Manutenzione in sicurezza: isolamento delle energie (elettrica, pneumatica, idraulica), procedure semplici, verifiche, blocchi e cartellinature.
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- Lavori in quota: accessi sicuri, protezioni collettive, ancoraggi certificati, formazione pratica e vigilanza reale.
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- Scavi e sottoservizi: valutazione tecnica prima di iniziare, armature/pendenze, gestione del terreno e dei mezzi, controllo giornaliero.
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- Rischio elettrico: pianificazione, distanze, permessi, coordinamento, messa in sicurezza dell’area e stop-work se le condizioni non sono garantite.
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- Interferenze e appalti: regole di accesso, briefing prima dell’attività, ruoli e responsabilità, controllo in corso d’opera.
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- Cultura della segnalazione: near miss, quasi incidenti, comportamenti a rischio: raccogliere, analizzare e correggere subito, senza colpevolizzare.
5) Il punto: prevenire gli eventi gravi richiede metodo, non “buone intenzioni”
I numeri 2025 ci dicono una cosa semplice: il rischio non è teorico e non riguarda solo “le aziende grandi” o “i lavori pericolosi”. Riguarda le attività quotidiane, soprattutto quando entrano in gioco fretta, abitudine, interferenze e mancanza di presidio.
La buona notizia è che la prevenzione funziona quando è costruita su tre pilastri:
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- misure tecniche adeguate,
- organizzazione e ruoli chiari,
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- comportamenti osservati e guidati sul campo.
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