Le statistiche infortuni sul lavoro registrate in Veneto e a Padova nel 2025 segnalano un peggioramento significativo rispetto all’anno precedente. Per i datori di lavoro, gli HR e i responsabili della sicurezza, la domanda centrale diventa questa: quali azioni concrete riducono davvero il rischio di eventi gravi nella propria azienda?
Qui risponderemo in modo diretto, partendo dai dati verificati e arrivando alle priorità operative.
Indice
Cosa dicono i dati INAIL 2025: il quadro nazionale e veneto
I dati definitivi INAIL relativi al 2025, pubblicati all’inizio del 2026, descrivono uno scenario nazionale di lieve peggioramento complessivo rispetto al 2024. In Italia le denunce di infortunio sul lavoro hanno raggiunto quota 597.710, con un aumento dell’1,4% rispetto alle 589.571 registrate l’anno precedente. I casi mortali totali accertati sono stati 1.093, di cui 792 avvenuti in occasione di lavoro e 293 in itinere, con una crescita preoccupante di questi ultimi (+4,6%).
Il Veneto si colloca in modo particolarmente critico in questo quadro. Nel corso del 2025 la regione ha registrato 71.867 denunce di infortunio, con 60.237 eventi accaduti in occasione di lavoro e 11.630 in itinere. I decessi nel Veneto sono saliti a 111, contro i 79 del 2024: un incremento del 40,5% che ha posizionato la regione al secondo posto in Italia per numero di vittime, alle spalle della sola Lombardia. L’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega di Mestre, a fine 2025, ha collocato il Veneto in “zona arancione”, con un’incidenza di mortalità di 31,4 decessi per milione di occupati, superiore alla media nazionale di 33,3.
Quanto vale il dato provinciale di Padova?
Nel 2025 la provincia di Padova ha registrato 14.115 denunce di infortunio, posizionandosi come la seconda provincia veneta per volume di segnalazioni subito dopo Verona. Sul fronte delle morti bianche, il territorio padovano ha contato 19 vittime totali con un’incidenza di mortalità pari a 29,2 decessi per milione di occupati. Questo dato colloca la provincia in zona gialla secondo la mappatura dell’Osservatorio Vega, riflettendo una situazione di criticità che richiede costante attenzione nonostante il lieve scostamento rispetto ai picchi registrati nella prima metà dell’anno.
| Ambito | Denunce totali 2025 | Morti 2025 | Variazione morti vs 2024 |
|---|---|---|---|
| Italia | 597.710 | 1.093 | + 3 rispetto a 1.090 |
| Veneto | 71.867 | 111 | +40,5% |
| Padova | 14.115 | 19 | +11,7% |
Nota: Le denunce INAIL sono dati provvisori. Riflettono le segnalazioni ricevute entro una certa data e possono subire aggiornamenti, verifiche e riclassificazioni nel tempo.
Le dinamiche ricorrenti: perché succedono gli infortuni gravi
La cronaca del territorio padovano e veneto nel corso del 2025 ha messo in evidenza categorie di evento che si ripresentano con regolarità. Conoscere queste dinamiche è il primo passo per costruire una prevenzione mirata.
Schiacciamenti e intrappolamenti da movimentazione
Gli eventi di schiacciamento e intrappolamento avvengono prevalentemente durante manovre con mezzi di movimentazione (muletti, compattatori, mezzi con attrezzature mobili), interventi su macchine con organi in movimento e attività di manutenzione rapida o non pianificata. Il fattore comune è la combinazione di routine operativa, pressione sui tempi e assenza di segregazione fisica tra zone di transito dei mezzi e percorsi pedonali. Protezioni rimosse, energie non isolate e procedure ignorate “quando sembra un attimo” rappresentano le condizioni abilitanti più frequenti.
Cadute dall’alto: non solo nei grandi cantieri
Le cadute dall’alto si verificano in lavori ordinari tanto quanto nei cantieri edili di grandi dimensioni. Gli accessi improvvisati, le coperture fragili, l’assenza di protezioni collettive e l’uso di scale non idonee costituiscono i contesti a maggiore incidenza. La Legge n. 215/2021 ha rafforzato il ruolo del preposto alla sicurezza, figura chiave per la vigilanza sul campo.
In questo senso, l’assenza di un presidio operativo effettivo da parte del preposto, anche quando la nomina esiste formalmente, rappresenta un fattore organizzativo ricorrente che può contribuire all’accadimento di infortuni gravi, soprattutto nelle attività in quota. La sola esistenza nominale di questa figura non è sufficiente a garantire la sicurezza se non è accompagnata da una presenza attiva e costante nei luoghi di lavoro.
Scavi e cedimenti: un’attività sottovalutata
Gli scavi vengono spesso affrontati come attività semplici e veloci. Mancanza di armature o contrasti, assenza di verifica giornaliera delle condizioni del terreno, gestione insufficiente dell’acqua e delle condizioni meteo trasformano uno scavo ordinario in un rischio grave. L’accesso non controllato all’area e la presenza di sottoservizi non mappati aggravano ulteriormente il quadro.
Rischio elettrico: la pianificazione che manca
Gli incidenti da rischio elettrico nascono quasi sempre da una combinazione di mancata gestione delle distanze di sicurezza, assenza di permessi di lavoro formalizzati e decisioni operative “al volo”. La pressione sui tempi porta a rinunciare allo stop operativo anche quando le condizioni non garantiscono la sicurezza. I lavori in prossimità di linee elettriche aeree e i lavori su impianti non segregati sono i contesti più esposti.
La prevenzione dei rischi nei luoghi di lavoro consiste in tre pilastri operativi
La prevenzione dei rischi nei luoghi di lavoro consiste in misure tecniche adeguate, organizzazione chiara con ruoli definiti e comportamenti osservati e guidati sul campo. Questi tre elementi operano insieme: la mancanza di uno solo rende inefficace anche l’azione degli altri due.
La differenza tra un’azienda che possiede solo i documenti e un’azienda che riduce davvero gli incidenti sul lavoro in Italia sta nel presidio quotidiano.Ogni analisi post-infortunio evidenzia un pattern ricorrente:
- Una regola esisteva, ma non era praticabile o non veniva verificata
- Il preposto era nominato formalmente, ma privo di tempo, autorità o strumenti reali
- I rischi erano “noti”, ma non governati nelle interferenze (appalti, terzisti, attività in piazzale)
- I segnali anticipatori (near miss, comportamenti a rischio) venivano ignorati o non raccolta sistematicamente
Il Decreto-Legge 31 ottobre 2025, n. 159, convertito nella Legge 29 dicembre 2025, n. 198, ha introdotto per le aziende con più di 15 dipendenti l’obbligo di tracciamento e comunicazione dei near miss al Ministero del Lavoro. I mancati infortuni diventano ufficialmente “eventi sentinella” che il datore di lavoro è tenuto a considerare nell’aggiornamento della valutazione dei rischi, ai sensi degli articoli 17 e 28 del D.Lgs. 81/2008.
Normativa di riferimento: cosa è cambiato dal 2025 in poi
Il nuovo Accordo Stato-Regioni sulla formazione lavoratori
L’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 119 del 24 maggio 2025 ed entrato in vigore il 19 maggio 2025, ha ridefinito la formazione lavoratori accordo stato regioni in modo sostanziale. Il percorso formativo obbligatorio prevede:
| Modulo | Contenuto | Durata |
|---|---|---|
| Formazione generale | Concetti di rischio, danno, prevenzione, diritti e doveri | 4 ore (tutti i lavoratori) |
| Formazione specifica rischio basso | Rischi specifici della mansione | 4 ore |
| Formazione specifica rischio medio | Rischi specifici della mansione | 8 ore |
| Formazione specifica rischio alto | Rischi specifici della mansione | 12 ore |
| Formazione preposti | Gestione rischi, situazioni critiche | 12 ore |
| Aggiornamento preposti | Gestione rischi, situazioni critiche | Almeno 6 ore a cadenza biennale |
La novità sostanziale non riguarda solo la durata: il nuovo accordo introduce la verifica dell’efficacia della formazione. Quindi non è più sufficiente erogare i corsi e conservare l’attestato. L’azienda deve valutare se le competenze acquisite vengano effettivamente applicate nel lavoro reale. Per i preposti l’aggiornamento è ora biennale, con un programma più esteso che include la gestione operativa delle situazioni di rischio.
Il ruolo del preposto alla sicurezza nel 2025
Il preposto alla sicurezza è la figura che, ai sensi dell’art. 19 del D.Lgs. 81/2008 e come rafforzato dalla Legge n. 215/2021, sovrintende all’attività lavorativa e vigila costantemente sull’attuazione delle misure di sicurezza sul campo. Il nuovo Accordo Stato-Regioni 2025 consolida ulteriormente il presidio formativo di questa figura, introducendo percorsi di addestramento più strutturati e l’obbligo di un aggiornamento biennale. Tale evoluzione normativa conferma la centralità del preposto come presidio operativo fondamentale per la tutela dei lavoratori.
I suoi obblighi principali includono:
- Vigilare sull’osservanza delle procedure da parte dei lavoratori e sull’uso corretto dei DPI
- Verificare che solo i lavoratori con formazione adeguata accedano a zone con rischio grave e specifico
- Segnalare immediatamente al datore di lavoro e all’RSPP irregolarità, deficienze di attrezzature e situazioni di pericolo
- Interrompere temporaneamente l’attività in caso di pericolo grave e immediato
- Segnalare i near miss, contribuendo all’aggiornamento del DVR
Un preposto nominato formalmente ma privo di autorità reale per fermare un’attività pericolosa non assolve la sua funzione. Questo è uno dei “punti ciechi” più diffusi nelle aziende del territorio.
Il DVR come strumento vivo
Il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) è obbligatorio per tutte le aziende con almeno un lavoratore, ai sensi dell’art. 17 del D.Lgs. 81/2008. La sua natura non è quella di un documento statico da archiviare. Va aggiornato ogni volta che intervengono modifiche significative nei processi, nelle attrezzature, nell’organizzazione del lavoro o a seguito di infortuni e near miss. Con l’entrata in vigore del D.L. 159/2025, i mancati infortuni diventano un trigger formale per la revisione del DVR.
8 priorità operative ad alto impatto: prevenire gli infortuni mortali sul lavoro
Di seguito le azioni che, nella pratica aziendale quotidiana, generano il maggiore impatto sulla riduzione degli infortuni mortali sul lavoro e degli eventi gravi.
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Preposto operativo con potere reale di fermo
Il preposto deve avere tempo, autorità e strumenti per effettuare controlli sul campo. La sua capacità di fermare un’attività pericolosa è il presidio più vicino al punto di rischio. Formare i preposti secondo il nuovo Accordo Stato-Regioni 2025 non è sufficiente senza assegnargli leve concrete nell’organizzazione del lavoro.
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Separazione uomo-mezzo in aree logistiche e produttive
Percorsi pedonali separati, barriere fisiche, specchi convessi nei punti ciechi, regole di manovra scritte e condivise, velocità massima nei piazzali: sono misure tecniche che riducono la probabilità di schiacciamento in modo diretto e misurabile.
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Manutenzione in sicurezza: isolamento delle energie
Ogni attività di manutenzione su macchine e impianti richiede procedure di isolamento dell’energia (elettrica, pneumatica, idraulica), blocchi fisici e cartellinature. La manutenzione “rapida” senza isolamento è una delle cause principali di infortuni gravi nei reparti produttivi.
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Lavori in quota: protezioni collettive prima dei DPI
Le protezioni collettive (parapetti, reti, piattaforme certificate) hanno priorità rispetto ai dispositivi di protezione individuale anticaduta. Gli ancoraggi devono essere certificati, la formazione pratica verificata sul campo, la vigilanza del preposto garantita durante tutta l’attività.
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Scavi: valutazione tecnica prima di iniziare
Nessuno scavo, per quanto “semplice”, deve iniziare senza una valutazione tecnica delle condizioni del terreno, la mappatura dei sottoservizi, la pianificazione delle armature o delle pendenze di sicurezza e la definizione dei controlli giornalieri.
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Rischio elettrico: pianificazione e stop-work
Distanze di sicurezza, permessi di lavoro formalizzati, coordinamento tra squadre, segregazione dell’area e disponibilità reale di uno stop-work se le condizioni non sono garantite: sono le basi non negoziabili per qualsiasi attività in prossimità di impianti o linee elettriche.
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Gestione delle interferenze e degli appalti
Le attività svolte da terzisti, fornitori o manutentori esterni moltiplicano le interferenze operative. Regole di accesso scritte, briefing pre-attività, ruoli e responsabilità chiari, presenza di un coordinatore, controllo in corso d’opera: questi elementi riducono la probabilità che due attività in contemporanea generino un evento imprevisto.
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Cultura della segnalazione dei near miss
La segnalazione dei mancati infortuni non è un adempimento burocratico. È un sistema di allerta precoce. Raccogliere, analizzare e correggere i near miss senza colpevolizzare chi segnala trasforma l’organizzazione da reattiva a proattiva. Con il D.L. 159/2025, questa pratica è diventata obbligo normativo per le aziende con più di 15 dipendenti.
Domande frequenti sulla sicurezza sul lavoro a Padova e in Veneto (FAQ)
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Quante denunce di infortuni sul lavoro sono state registrate in provincia di Padova nel 2025?
Nel periodo gennaio-novembre 2025, la provincia di Padova ha registrato13.052 denunce complessive di infortunio sul lavoro, di cui 18 con esito mortale. A livello regionale, il Veneto ha chiuso il 2025 con 71.867 denunce totali e 111 decessi, il dato più elevato degli ultimi cinque anni (al netto del periodo Covid).
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Quali sono le cause principali degli infortuni mortali a Padova e in Veneto nel 2025?
Le dinamiche più ricorrenti negli infortuni mortali sul lavoro registrati nel territorio veneto e padovano nel 2025 riguardano:
1. Schiacciamenti e intrappolamenti da mezzi di movimentazione (muletti, camion attrezzati) e da macchine in movimento
2. Cadute dall’alto da coperture, tetti, scale e piattaforme
3. Cedimenti di scavi per mancanza di armature o verifica insufficiente delle condizioni del terreno
4. Incidenti elettrici per mancata gestione delle distanze di sicurezza e assenza di permessi di lavoroIn tutti i casi, la presenza di fattori organizzativi concorrenti (fretta, abitudine, mancanza di presidio del preposto, interferenze non gestite) amplifica la probabilità che un rischio noto si trasformi in un evento grave.
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Le aziende venete devono aggiornare il DVR alla luce dei dati sugli incidenti del 2025?
Il DVR va aggiornato ogni volta che cambiano le condizioni di rischio in azienda o a seguito di infortuni e near miss. Il D.L. 159/2025 (convertito in Legge 198/2025) ha rafforzato il collegamento tra la rilevazione dei near miss e l’obbligo di aggiornamento della valutazione dei rischi ai sensi degli artt. 17 e 28 del D.Lgs. 81/2008. Un DVR aggiornato che incorpora i near miss registrati nel 2025 è lo strumento più diretto per adeguare le misure preventive ai rischi reali.
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Cosa cambia con il nuovo Accordo Stato-Regioni 2025 per la formazione obbligatoria?
L’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 (in vigore dal 19 maggio 2025) ridefinisce la formazione lavoratori accordo stato regioni, introducendo la verifica dell’efficacia formativa come componente obbligatoria. La durata dei corsi cambia: 4 ore di formazione generale per tutti i lavoratori, più 4, 8 o 12 ore di formazione specifica in base al livello di rischio dell’attività (basso, medio, alto). Per i preposti è previsto un aggiornamento biennale con programmi più dettagliati sulla gestione operativa dei rischi.
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Cosa si intende per “near miss” e perché è diventato un obbligo normativo?
Un near miss è un “mancato infortunio”, cioè un evento che si è verificato sul posto di lavoro senza causare lesioni o danni diretti, ma che evidenzia una situazione potenzialmente pericolosa.
In merito a questi eventi, il D.L. 31 ottobre 2025, n. 159, convertito nella Legge 29 dicembre 2025, n. 198, ha previsto l’adozione di specifiche linee guida per l’identificazione, il tracciamento e l’analisi dei mancati infortuni da parte delle imprese con più di 15 dipendenti.
L’obiettivo è trasformare i quasi-incidenti in dati operativi per la prevenzione, evitando che un segnale di rischio non rilevato diventi un evento grave. A tal fine, le modalità di comunicazione dei dati aggregati relativi ai near miss e alle conseguenti azioni correttive o preventive saranno individuate con un apposito decreto del Ministero del Lavoro, definendo così il perimetro operativo per le aziende interessate.
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Cosa può fare concretamente un’azienda padovana per ridurre gli infortuni nel 2026?
Le azioni con il maggiore impatto diretto sulla riduzione degli infortuni gravi comprendono:
– Verificare che il preposto abbia potere reale di fermo delle attività pericolose, non solo la nomina formale
– Aggiornare il DVR incorporando i near miss registrati e le nuove dinamiche di rischio emerse nel 2025
– Completare la formazione secondo il nuovo Accordo Stato-Regioni 2025 e verificarne l’efficacia sul campo
– Separare fisicamente i flussi di persone e mezzi nelle aree logistiche e produttive
– Introdurre procedure scritte per manutenzione, lavori in quota, scavi e attività con rischio elettrico
– Attivare un sistema di segnalazione dei near miss con analisi periodica e feedback ai lavoratori -
Qual’è la differenza tra prevenzione degli infortuni “documentale” e prevenzione operativa?
La prevenzione degli infortuni documentale consiste nel disporre dei documenti previsti dalla normativa (DVR aggiornato, nomina del preposto, attestati formativi, procedure scritte). La prevenzione operativa agisce invece sul controllo reale dei comportamenti e delle condizioni di lavoro. La distanza tra le due si misura nel numero di infortuni: le aziende con un presidio operativo quotidiano, preposti attivi e sistemi di segnalazione funzionanti registrano tassi di infortunio significativamente inferiori rispetto a quelle che si limitano alla compliance documentale.
La prevenzione che funziona: dal dato al controllo operativo
Le statistiche infortuni sul lavoro del 2025 portano un messaggio operativo chiaro: il rischio non riguarda solo le grandi aziende o le attività tradizionalmente classificate come pericolose. Riguarda le attività ordinarie, soprattutto quando entrano in gioco fretta, abitudine e interferenze non presidiate.
La buona notizia è che le dinamiche che generano infortuni gravi sono prevedibili. I modelli di accadimento si ripetono con una regolarità che rende la prevenzione non solo possibile, ma misurabile. Il passaggio da “avere i documenti” a “ridurre davvero i rischi” richiede metodo, competenza e un presidio che si rinnovi nel tempo.
In Formorienta, da oltre 15 anni lavoriamo con imprese e imprenditori del territorio padovano e veneto per rendere la sicurezza praticabile, misurabile e integrata nel lavoro reale. Affianchiamo datori di lavoro, HR e RSPP con:
- Analisi dei rischi sul campo e aggiornamento del DVR
- Supporto operativo a preposti e responsabili della sicurezza nella gestione quotidiana
- Corsi obbligatori conformi al nuovo Accordo Stato-Regioni 17/4/2025
- Incarico di RSPP esterno per le aziende che scelgono di affidarsi a un professionista dedicato
- Safety leadership e cultura della sicurezza per trasformare la prevenzione in valore organizzativo
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Fonti dei dati: INAIL – Open data e comunicati ufficiali 2025-2026; Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega di Mestre; Fondazione Corazzin per Cisl Veneto; Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Riferimenti normativi: D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 (TUSL); Legge n. 215/2021; Legge n. 203/2024; Decreto-Legge 31 ottobre 2025, n. 159, convertito in Legge 29 dicembre 2025, n. 198; Accordo Stato-Regioni 17 aprile 2025 (G.U. n. 119 del 24 maggio 2025); D.M. n. 195 del 17 dicembre 2024 (Piano Integrato Salute e Sicurezza).
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