Qualcuno lo chiamò “gioco interiore”

Non è uno psicologo, né un motivatore e neppure un consulente. Colui che accompagna nel viaggio della consapevolezza è il Coach. Un viaggio che prima di iniziare deve veder messi in valigia fiducia, ascolto attivo e la volontà di fare delle scelte. Ma chi parte per questo viaggio? Partono il coach, ossia l’accompagnatore, e il coachee, cioè il cliente e colui che sceglie la meta da raggiungere. E cosa succede in questo viaggio? Succede qualcosa di meraviglioso, il coachee piano piano risveglierà alcune delle sue potenzialità grazie al supporto del coach, avviando l’evoluzione

Tutto partì da Timothy Gallwey, uno dei padri fondatori del coaching, il primo a parlare di Inner game. Cosa significa gioco interiore? È una partita giocata da due avversari. Uno degli avversari è colui che pensa, l’altro è colui che fa. Colui che pensa influenza colui che fa, a volte lo giudica ingiustamente e vince la partita, frenando l’avversario dal compimento delle sue azioni. Tutto ciò capita nella nostra testa, è metafora degli ostacoli interiori che noi tutti possediamo, quello che molte volte ci spinge a rinunciare, ci spinge a non credere in noi. 

Il coaching crede nell’unicità di ogni persona, solo trovando le risposte il coachee si evolve, solo lui sa cos’è meglio per sé. Questi valori sono importanti perché definiscono una caratteristica che il ruolo del coach deve assolutamente rispettare: egli non deve in alcun modo suggerire, non deve “inquinare” il percorso o le scelte del coachee. Affinché il coachee sviluppi il suo potenziale, la relazione deve essere facilitante, basata sulla fiducia, deve essere io ok tu ok

Il coach attraverso le domande potenti guida il coachee nel suo viaggio interiore, verso l’acquisizione di consapevolezza. Quando il coachee si sentirà chiedere “come fai a saperlo?” è probabile che cali un lungo silenzio, dovuto al disorientamento iniziale della domanda. Ma il silenzio non è altro che l’esplorazione del mondo interiore. E quando finalmente la risposta arriva, il coachee trasformerà il disorientamento in consapevolezza, si renderà conto del passo che è riuscito a fare trasformando l’astrazione delle sue idee in concetti concreti. 

Il coach non cura, allena! È il coachee che sceglie i suoi obiettivi e decide come raggiungerli. La consapevolezza di sé e lo sviluppo del potenziale conduce inevitabilmente al futuro desiderato, l’evoluzione che sancisce la fine del viaggio.