Un elemento chiave del Coaching: la coscienza

La coscienza è un elemento fondamentale nel Coaching, è il prodotto dell’attenzione mirata, della concentrazione e della chiarezza. Avere coscienza di qualcosa implica esserne a conoscenza tramite attenta osservazione o interpretazione dei dati sensoriali percepiti.

Posso controllare solo ciò di cui sono conscio. Ciò di cui non sono conscio mi controlla. Avere coscienza mi dà potere.

Insegnanti e istruttori, e alla stessa stregua i leader, saranno tentati di mostrare e dire agli altri come fare qualcosa secondo la modalità in cui la hanno appresa, o basandosi su ciò che ritengono risaputo. In altre parole insegnano allo studente o al dipendente il proprio modo di fare le cose, perpetuando così un sapere standardizzato.

Un’aumentata coscienza fa affiorare e mette in luce gli attributi unici di ogni persona, al tempo stesso costruendo la capacità e la sicurezza di sé per migliorare senza che ci sia qualcuno a prescrivere come. Crea autosufficienza, fiducia in sé e responsabilità per le proprie scelte e azioni.

Per un adeguato aumento della coscienza, l’intervento del Coach esperto è indispensabile, quantomeno finché non viene sviluppata la capacità di essere Coach di se stesso, traguardo che apre le porte al continuo automiglioramento e alla continua scoperta di sé. Creare coscienza permette di attivare l’apprendimento naturale.

Coscienza significa sapere ciò che accade attorno a sé. Autocoscienza vuol dire sapere cosa stai percependo.

Passiamo la maggior parte della nostra vita lavorativa nelle frequenze elevate, alfa o beta: la nostra attenzione conscia è diretta verso l’esterno sui compiti cognitivi da svolgere. Per aumentare le nostre percezioni consce e accedere al nostro potenziale interiore, dobbiamo poter attingere a nostro piacimento ad altri livelli di onde cerebrali: le onde delta e theta.

Dopo tutto, come ha detto Einstein, “i problemi non possono essere risolti utilizzando lo stesso atteggiamento di pensiero che li ha creati.”